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Biografia

 

Ialma : « Siamo fanciulle della nostra epoca! »

Ialma

Le strade che conducono a Compostela sono lunghe e collegano paesaggi e popoli d’Europa.
Ma, per i numerosi Galiziani che per ondate successive al 1920 hanno lasciato il loro paese in cerca di lavoro o di una libertà fino ad allora beffata dalla dittatura, il pellegrinaggio sperato è quello che li riconduce alla cultura, alle radici, alla ricerca della propria identità, attraverso la condivisione.

Che fare di questa cultura quando si è lontani dalla propria terra, quando si aggroviglia nella nostalgia, quando si irrigidisce in un ricordo statico ?

CANTARE , BALLARE, SUONARE LA GAITA, partecipare e promuovere le attività dei centri Galiziani in ogni angolo del mondo certo, ma come e per quale motivo ? Per ricordare un’immagine decorata dalla malinconia dell’esilio o per confrontare questo patrimonio con un vissuto nuovo ? La scelta non é certamente semplice e coloro che osano coraggiosamente proporre qualcosa di personale, non iniziative nazionali, sono piuttosto rari.
A Bruxelles, cinque giovani donne arrivate dalla Galizia hanno costruito a poco a poco un repertorio di canti e danze presi in prestito dalla profondità delle loro origini ma adattati alla necessità di tradurli in una realtà nuova. Quella di donne che si confrontano con culture diverse, con lingue ed aspetti diversi. Questo gruppo, Ialma, ha lottato per inventare e creare da zero un’opera personalizzata, con la stessa tenacia con cui si lotta per riuscire ad imporsi in un mondo che osserva e giudica e tenta di dettare le regole.

Le cinque cantanti hanno esordito al Centro Galiziano di Bruxelles. Lo scopo dei loro canti era quello di accompagnare le danze. I maestri di danza venivano della Galizia e la zampogna gaita era lo strumento principale per non dire indispensabile per questa pratica. Da questi canti, fatti di ricordi e di ricerche nasce immediatamente una nuova sensazione, un altro volto dell’antica tradizione che si sprigiona all’improvviso: quello delle difficili condizioni dell’esistenza che non sono più quelle che si avevano nella propria terra di origine .
E Ialma si fanno subito notare da dei professionisti esperti e dal label Zoku appena creato dalla EMI Belgio. Il primo album è già quindi quello dell’emancipazione, quello di una certa trasgressione in rapporto alle regole tradizionali.

Le cantanti si spostano dalle strade di Compostela, per continuare il loro percorso, il ritorno alle origini.
Rifiutano certi sfruttamenti troppo volutamente «folcloristici», fatti di canti e danze che non hanno mai comunque rinnegato, preferendo raccontare che in questi lunghi cammini si incontravano delle regioni ricche di violoni, fisarmoniche diatoniche e mille altre espressioni altrettanto fertili ed eccitanti come nelle loro terre di origine.
Perché fare questo cammino senza guardarsi attorno quando osservare e ascoltare porta ad un arricchimento ?
Bisognerà aspettare il secondo disco e una certa maturità artistica perché la Galizia si interessi a questo gruppo. Le nostre cantanti non si accontentano di parlare e di cantare nella loro lingua, vanno di persona per le strade, incontrano quelle vecchie cantanti sorvegliano gelosamente i loro repertori.

il loro repertori, che conservano il loro tamburello anche se non serve più. Queste signore dei villaggi, musei viventi in via di estinzione, finiscono sempre per lasciare entrare nel loro mondo e offrono un po’ del loro sapere.

Così un po’ alla volta, Ialma diventa una vetrina sdoganata dalla musica Galiziana; non si lasciano scappare le occasioni per invitare queste persone vere che fanno vivere questa musica. Da queste vecchie cantanti dal canto talmente naturale ai nuovi artisti che hanno deciso di scompigliare la tradizione per meglio mostrarne lo splendore sotto la polvere, come per esempio Mercedes Péon.
Stravolgere la sonorità ed il concetto di pratica di un genere musicale è dunque forse anche una contribuzione “sana” alla sua salvaguardia.
Ma, aldilà della musica e del canto, è molto più un lavoro musicale, è un impegno che bisogna riconoscere nel cammino di Ialma, oggi titolare di un terzo disco, quello della conferma, alla vigilia del loro decimo anniversario.

Ialma | voices

Si percepisce in queste donne il piacere, prima di tutto, ma anche la fierezza di condividere quello che esse amano e che le porta in una dimensione originale, nel grembo dell’immensa diversità culturale che ci anima.

Esse hanno troppa umiltà per essere ambasciatrici di questa Galizia lontana, verso la quale il minimo pretesto le rinvia. Ma vengono sempre più considerate dalla politica culturale della Galizia, che le eleva, a giusto titolo, a testimoni di una ricostruzione possibile della diaspora.
Molti giovani Galiziani esiliati, nati all’estero, non si sentono a loro agio nei centri culturali Galiziani e perdono le loro espressioni nel dedalo delle grandi città.

Ialma indica loro la strada e diffonde la certezza, con il loro spettacolo “100 Voltas”, che ancora oggi possiamo far interagire più culture fra loro senza doverci aggrappare a una struttura precisa, miscelando intelligentemente il bagaglio ancestrale raccolto sulle nuove rotte.
«Noi siamo delle fanciulle di oggi» dice sorridendo Veronica Codesal e «abbiamo il piacere di comunicare la libertà di quello che si può fare con la nostra cultura». Si percepisce qui il piacere del ritorno alla sorgente, la più ricca, la più profonda, il contatto con le vecchie cantanti di una volta. E poi il bisogno di allontanarsi per meglio comprendere questi frammenti di storia cantati nel mondo di oggi, sempre così troppo frenetico, per ricordarci che differenti modi di fare musica esistono ancora.

Una cosa è cantare fra loro nel quotidiano, un’altro è farlo sulla scena e condividere con un pubblico sconosciuto. E’ qui che si snoda questo lungo percorso. Un percorso attraverso il quale Veronica Codesal, Marisol Palomo, Nuria Aldao, Natalia Codesal e Magali Menendez narrano alla perfezione la conoscenza e la comprensione della musica tradizionale.

Il bilancio di Ialma, alla vigilia del loro primo decennio é un numero impressionante di concerti e festival, dal Belgio alla Galizia fino all’Olanda, in Francia o in Cechia. Una susseguirsi di preziose collaborazioni, di scambi con Mercedes Peon, Kepa Junkera, Didier Laloy, Carlos Nuñes, Eliseo Parra, Berrogüetto, Wannes Wandevelde o ancora il gruppo mediovale Zefiro Torna.
Ialma ha partecipato a diversi importanti festival in Galizia ma anche ad altri avvenimenti come la riapertura del teatro KVS o il prestigioso festival « Voci di Donne » in Belgio. Hanno più volte partecipato ai concerti degli Urban Trap, gruppo al quale Veronica Codesal prestava già la sua voce quando arrivarono seconde al concorso Eurovision.

Oggi vantano al loro attivo tre dischi e le aspettiamo con impazienza con i loro futuri progetti, fra cui il quarto disco e l’esilarante spettacolo 100 Voltas. E ancora una volta le cinque cantanti, i loro musicisti, il corpo di ballo, i numerosi ospiti, provano che la musica popolare di origine tradizionale è prima di tutto un terreno d’incontro e di scambi.

Canti e danze sono le basi di un percorso tra passato e presente, tra gli estremi delle culture, tra espressioni del villaggio e quelle della città, tra la voglia di musiche da condividere, per quanto differenti essi possano sembrare.
Forse è questa la principale forza di Ialma: essere riuscita a rompere, con dolcezza i pregiudizi e le barriere.

Etienne Bours

Traduzione francese – italiano : Carlo Magrin e Paola Calegari (Vicenza)

 


16 Feb 2011

 

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